Naro e il suo antico splendore. La Fulgentissima

castello di Naro
Naro (dall’arabo Nahar fuoco). Cittadina della Sicilia, in provincia di Agrigento, si trova a 598 m di altitudine, sulla cima di un colle, sulla cui vetta si trova un castello.

Sotto l’abitato si trova la Valle del Paradiso, rigogliosa di mandorli ove nel 1938 nacque la Sagra del Mandorlo in Fiore, che ora si svolge l’Agrigento. La sua origine si perde nei secoli: nel suo territorio si trovano infatti insediamenti umani risalenti al periodo neolitico 4500/3500 a. C.
La memoria di Naro, è inserita nella storia della civiltà mediterranea. Varie ipotesi sono state avanzate sulle origini del paese. Secondo la leggenda, i primi abitanti sarebbero stati i Giganti (di cui parlano la Genesi, Omero, Tucidide). Altri (Antioco, Erodoto, Diodoro) affermano che Naro sia stata fondata dai Sicani con il nome Indaro o Inico. Altri (Apollonio, Eforo) ritengono che Naro sia l’ Akagras Ionicum, colonia fondata nel 680 a. C. dalla greca Gela. Ipotesi più suggestiva, però, è quella che identifica Naro con la Camico costruita da Dedalo (architetto del labirinto di Creta).
È sotto la dominazione araba che Naro diventa un casale fiorente, con un’importante castello, conquistato nell’827 dall’emiro Abu – Dakak che la chiama Nahar. Il dominio arabo finisce nel 1086, quando Ruggero di Altavilla conquista Naro. E’ proprio sotto i normanni che Naro diviene una delle città più importanti del regno di Sicilia. Si rafforza il castello, si costruisce il Duomo. E’ nel 1282 (Vespri siciliani) che Naro si elegge comune.
Dopo il governo di Chiaramonte, è sotto il re Martino I che viene rafforzata la torre del castello, vengono emanati i famosi 21 capitoli del buon governo, viene dato il titolo di Duomo alla chiesa madre dove fa erigere una cappella con lo stemma della casa di Aragona.
Sul finire del ‘500, Naro diventa prospera come non mai: disponibilità di denaro, vivacità dei commerci, aumento della popolazione determinano una graduale trasformazione nel campo edilizio e urbanistico, si diffonde il barocco, Naro raggiunge un’opulenza artistica di cui, ancora oggi, sono testimonianza gli splendidi monumenti civili e religiosi e le numerose opere d’arte.
All’inizio del ‘600, si avvia la costruzione della chiesa di San Francesco (monumento di pace dell’Unesco) che subirà l’influsso di vari generi artistici: prima c’è il barocco con il cappellone in oro, con i ricchi stucchi arabeschi, poi sul finire del ‘700 si toglie l’oro, si imbiancano le pareti. L’arte a Naro ha influenzato gran parte della sua storia. Dopo l’unità d’Italia, con la legge Corleo del 1866, vengono soppressi conventi e corporazioni religiose, vengono confiscati i beni ecclesiastici. E’ in quegli anni che alcune chiese, prive di rendite scompaiono, il vecchio Duomo viene chiuso al culto e trasformato in cimitero.
A seguito delle due guerre, la nascita dell’industria, la scomparsa dell’agricoltura meridionale, l’emigrazione, si dà il via ad una diaspora che spoglia il meridione delle braccia più adatte al lavoro. Le città si spopolano: Naro dai 21.000 abitanti della fine ‘800, si riduce agli 8.500 di oggi. Così si spiega il periodo di stasi che c’è stato nell’ultimo cinquantennio: sono venute a mancare le idealità, la reazione filosofica spirituale. Le nuove generazioni assistono impassibili alla distruzione del patrimonio artistico di Naro.
Non si può dimenticare la recente frana che nel 2005 ha distrutto buona parte del centro storico. Oggi si assiste ad una lieve ripresa del flusso turistico: si è creato un museo della grafica, sono stati restaurati e valorizzati alcuni monumenti, è stato creato un lago artificiale, sfruttato per agricoltura e gare di canottaggio.
Le intenzioni ci sono, ma molto resta ancora da fare. Nonostante la devastazione del tempo e l’ignava dei politici che l’hanno governata , resistono ancora a Naro dei pregevoli documenti risalenti al periodo Gotico, Normanno, Rococò. Il turista può gustare la bellezza e la sobrietà di ciò che è rimasto indenne dalla vandalica ignoranza degli uomini che hanno compiuto ogni serie di abusi. Naro è bella ed interessante, merita una visita anche per il suo paesaggio mozzafiato, che permette di allungare lo sguardo all’Etna e a qualche isola del Mediterraneo. I templi greci di Agrigento sono a due passi, il mare altrettanto.

Author: AltraNotizia

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