Naro. “Dormitio Virginis”

“Dormitio Virginis”

Gli indiani postulano una ciclica distruzione e rinascita cosmica per la qual cosa devono definire costanti germinali che permettano questo processo. Se Vishnu riassorbe il mondo, nella sua ambivalenza di impulsi, il serpente rappresenta la sua conservazione perpetua, ripetitiva e armonica. In verità è lecito costatare che entrambi le figure assorbono prerogative onnicomprensive ma è bene anche sottolineare come, mentre la divinità apparentemente trascura la posteriorità dell’universo, il serpente basa tutta la sua presenza sulla capacità di rigenerazione e preservazione. Questo ci fà intuire che questo animale non è, o per meglio dire non era, soggetto all’eternità: un termine ante quem o un termine post quem predispongono un inizio e una fine cosa che è molto presente per l’uomo ma del tutto estranea alla divinità. Di fatti Vishnu non nasce ne muore ma esiste sempre e comunque: è ” l’Essenza primordiale del mondo”. Il serpente invece vincola le sorti della terra e dei suoi abitanti anche se permane estraneo ad essa. Ebbene, guardando alla nostra analisi è un fattore del tutto comprensibile. Se, come abbiamo ipotizzato, questo rettile incarna la figura dell’antenato queste sue facoltà riprendono le stesse prerogative del sistema ancestrale originario. L’antenato, infatti, reintroduceva nella sua persona le prerogative di conservazione del passato, armonizzazione del presente e preservazione del futuro. Questi regolamentava le cerimonie liturgiche che formavano il basamento dei rapporti socio-culturali e gettava le basi per la trasmissione etica all’avvenire. Ogni sua espressione era il riflesso di tutto quanto era insito nella cognizione tribale riguardande il prima, il durante e il dopo come l’esistenza e la non-esistenza. Una figura totalizzante ma essenzialmente anche e sopratutto protettrice della perpetualità. Nella bolla di papa Pio XII del 1 novembre 1950 con il “somnium Mariae” ( l’Assunzione della Vergina ) si riafferma un’interpretazione molto vicina a quella indiana. La Madre di Gesù, infatti, secondo il dogma cattolico non muore ma si addormenta e viene assunta anima e corpo in Paradiso. I parametri sono eguali a quelli appena analizzati. Mentre Gesù con la sua morte apre un’età nuova per la terra e con il suo ritorno defisce la sua trasfigurazione, Maria è talmente distante dalle vicende umane da non essere soggetta neanche alla morte. Questo denuncia la sua estraneità dalla sfera dell’uomo per proiettarsi ad una asserzione totalmente divina ed eterna. Come Vishnu è una figura primordiale totalmente slegata dall’esperienza sensibile. Nella tradizione greca anche Semele o la figura ambivalente di Demetra sono slegate dal mondo, o con maggiore particolarità risaltano gli impulsi di vita e di morte sublimati nella divina potestà. Ma veniamo a noi. L’affresco datato al XII secolo rappresenta le due sembianze dell’ascesa: prima Maria addormentata e poi la stessa Madre di Dio in cielo, tra gli angeli, in una mandorla aurea. Santi e Santi si susseguono nel cordoglio funebre. Di forte influenza orientale in particolare copta, l’affresco racconta una parte della vita di Maria che in quel periodo era diffuso in oriente […]

Il pezzo completo sul sito http://www.philomathes.it/

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